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La cultura sorda è un diritto umano

Quando si parla di LIS, il discorso pubblico si ferma quasi sempre all'accessibilità: interpreti, sottotitoli, servizi. Necessario, ma incompleto. Una lingua non è solo uno strumento per accedere a ciò che producono gli altri: è anche lo spazio in cui una comunità produce cultura propria.
Una prospettiva culturale, non solo sanitaria
La sordità può essere raccontata in due modi. Quello dominante è la prospettiva medica: una condizione da correggere, un deficit da compensare. Ma esiste una prospettiva culturale e linguistica: le persone sorde segnanti sono una comunità con una lingua, una storia, riferimenti artistici, umorismo, modi di raccontarsi. La ricerca parla apertamente di "cultura sorda" come dimensione identitaria, non clinica.
Per questo la cultura sorda è un diritto umano: negare a una comunità lo spazio della propria espressione artistica significa negarne l'esistenza come soggetto culturale.
Un patrimonio che si vede
La cultura sorda ha forme artistiche proprie, spesso sconosciute al grande pubblico:
Sono forme che non "tradicono" la scrittura: ne sono autonome. E come ogni patrimonio culturale, vanno prodotte, diffuse e finanziate — non solo ammirate una volta l'anno.
Il lavoro di CREI in quest'area
Per noi questa non è teoria. Attraverso il dipartimento dedicato al Deaf Talent lavoriamo su arte, performance e cinema con artisti sordi protagonisti; con il dipartimento multimediale produciamo contenuti accessibili pensati in chiave visiva; con il turismo accessibile portiamo la cultura sorda dentro musei e territori.
"La LIS non è soltanto uno strumento di accessibilità. È anche cultura, espressione e identità."
Il modo migliore per capirlo non è leggere un articolo: è assistere a uno spettacolo, seguire un artista sordo, entrare — anche solo per curiosità — dentro una cultura che ha molto da mostrare a chi sa guardare.
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