Le giornate internazionali servono ad accendere un riflettore. Ma il rischio è noto a chiunque lavori sui diritti: ventiquattr'ore di attenzione, poi il buio per il resto dell'anno. Per questo oggi non pubblichiamo un augurio, ma una presa di posizione.
Il diritto alla lingua è un diritto umano
Poter usare la propria lingua — essere informati, esprimersi, studiare, curarsi, partecipare alla vita pubblica nella propria lingua — non è una cortesia istituzionale. È un diritto umano. Per le persone sorde segnanti quella lingua è, in Italia, la Lingua dei Segni Italiana.
Ogni volta che un servizio pubblico non prevede la LIS, quel diritto viene sospeso: un referto medico che non si riesce a discutere, un bando che non si riesce a leggere in autonomia, un'aula in cui la lezione resta inaccessibile. Non sono disservizi: sono diritti negati, un giorno alla volta.
Cosa significa 'riconoscere', concretamente
Il riconoscimento non si esaurisce in una legge — pure necessaria. Diventa reale quando:
- un ente pubblico pianifica l'interpretariato LIS nel proprio bilancio, non tra le voci residue;
- un ospedale prevede canali di prenotazione e comunicazione accessibili a pazienti sordi;
- una scuola assume personale formato e coinvolge professionisti sordi;
- un museo, un teatro, un'azienda progettano l'accessibilità fin dalla fase di ideazione;
- i media e le istituzioni danno spazio diretto alle persone sorde, invece di parlare al posto loro.
Il nostro impegno
CREI esiste per rendere questi principi operativi: interpretariato LIS a livello nazionale, formazione, produzione culturale accessibile, turismo inclusivo. Lavoriamo con enti, università, aziende e istituzioni culturali che vogliono fare dell'accessibilità una pratica strutturale.
"La lingua dei segni non ha bisogno di essere celebrata per un giorno. Ha bisogno di essere riconosciuta ogni giorno."
Se la tua organizzazione vuole muoversi in questa direzione, questa settimana è un buon momento per iniziare: gli altri 358 giorni dell'anno sono un momento ancora migliore.
