"Nothing About Us Without Us" è uno slogan nato dai movimenti per i diritti delle persone con disabilità. Semplice da citare, molto più difficile da praticare: significa che nessun progetto, servizio, policy o contenuto che riguarda le persone sorde dovrebbe essere deciso senza le persone sorde.
La differenza tra 'per' e 'con'
Gran parte dei servizi per persone sorde è stata storicamente progettata per loro, ma non con loro. La differenza non è grammaticale: chi vive quotidianamente le barriere conosce dettagli che nessun progettista udente può intuire — dalla leggibilità di un video alla gestione di una sala d'attesa, dalla qualità di un sottotitolo alla posizione di un interprete in una sala consiliare.
Coinvolgere le persone sorde non significa invitarle a validare un progetto già finito. Significa averle al tavolo quando il progetto si disegna, con un ruolo professionale riconosciuto e retribuito.
Anche nella comunicazione
Il principio vale anche per chi, come noi, comunica su questi temi. Le regole che ci siamo dati:
Non fare
Parlare al posto delle persone sorde, raccontare la loro esperienza in prima persona, usarle come "testimonial" decorative di progetti decisi altrove.
Fare
Dare spazio diretto a testimonianze, professionisti, docenti e creator sordi. Facilitare lo spazio di comunicazione, non appropriarsene.
Le domande giuste da porsi
Prima di definire "accessibile" un progetto, tre domande oneste:
- chi lo ha progettato? C'erano persone sorde al tavolo, e con quale ruolo?
- chi lo ha testato? Il feedback degli utenti sordi ha cambiato davvero qualcosa?
- chi ne parla? La narrazione del progetto dà voce alle persone sorde o parla per loro?
Se le risposte mancano, il progetto non è ancora accessibile: è solo ben intenzionato. In CREI questo principio è strutturale — docenti sordi nei corsi, performer e consulenti sordi nelle produzioni, interpreti formati dentro la comunità. Non perché suona bene, ma perché senza non funziona.
