Capita spesso di leggere o sentire "linguaggio dei segni". È un'espressione diffusa, ma dal punto di vista scientifico è imprecisa. La forma corretta è Lingua dei Segni Italiana, abbreviata in LIS. Vediamo perché.
Lingua e linguaggio: due concetti diversi
In linguistica i due termini hanno significati distinti, codificati fin dagli studi di Ferdinand de Saussure:
Linguaggio
È la facoltà universale, biologica e cognitiva degli esseri umani di comunicare con sistemi di segni. È la capacità, non un sistema specifico.
Lingua
È un sistema strutturato e convenzionale, condiviso da una comunità, con fonologia, morfologia, sintassi e lessico propri. L'italiano è una lingua. La LIS è una lingua.
Chiamare "linguaggio" la LIS è come chiamare "linguaggio" l'italiano: tecnicamente sbagliato, perché si confonde la facoltà generale con il sistema specifico.
La LIS è una lingua a tutti gli effetti
Le ricerche linguistiche degli ultimi cinquant'anni — a partire dagli studi pionieristici di William Stokoe sull'American Sign Language — hanno dimostrato che le lingue dei segni sono lingue naturali con tutti i livelli di analisi delle lingue vocali:
- Fonologia: parametri formazionali (configurazione, luogo, movimento, orientamento, componenti non manuali).
- Morfologia: meccanismi di flessione, derivazione e composizione.
- Sintassi: ordine dei costituenti, uso dello spazio segnico per relazioni grammaticali.
- Lessico: vocabolario ricco e in continua evoluzione, con varietà regionali.
- Pragmatica e prosodia: ritmo, intensità, espressioni del volto come elementi grammaticali.
La LIS non è una versione "gestuale" dell'italiano: ha una grammatica propria, profondamente diversa dall'italiano parlato e scritto.
Il riconoscimento ufficiale in Italia
Dopo decenni di battaglie della comunità sorda, la Lingua dei Segni Italiana è stata formalmente riconosciuta dallo Stato italiano con il Decreto-Legge 22 marzo 2021, n. 41 (convertito nella Legge n. 69/2021), che all'articolo 34-ter promuove l'uso della LIS e della LIS tattile come lingue.
Il riconoscimento legislativo conferma sul piano istituzionale ciò che la linguistica afferma da tempo: la LIS è una lingua, non un linguaggio improvvisato di gesti.
Perché le parole contano
Definire la LIS come "linguaggio" non è solo una svista linguistica. Per la comunità sorda è una questione di riconoscimento culturale e identitario: significa attribuire alla propria lingua lo stesso status delle lingue vocali, smontando il pregiudizio storico che la considerava una mimica o un sostituto povero della parola.
"Usare la formula corretta è un piccolo atto di rispetto verso una comunità che da decenni lotta per vedere riconosciuta la propria lingua e la propria cultura."
In sintesi
Non corretto
"Linguaggio dei segni", "linguaggio dei sordi", "linguaggio LIS".
Corretto
"Lingua dei Segni Italiana", "LIS", "lingua dei segni".
